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In relazione alle attività produttive svolte da RFI, gli ambiti di potenziale impatto sulle comunità locali sono riferibili a:

  • realizzazione di nuove infrastrutture
  • manutenzione ed esercizio delle infrastrutture esistenti.

Per la realizzazione di nuove infrastrutture, RFI, nella sua qualità di soggetto proponente deputato a sottoporre i progetti alle procedure valutative e autorizzative previste dalla normativa, affronta sin dalle prime fasi di studio e di progettazione (svolte in proprio o tramite il soggetto tecnico Italferr o altre società terze appositamente incaricate) tutti i possibili ambiti di impatto sull’ambiente e sul territorio e individua le soluzioni tecniche e progettuali più adeguate, a partire dalla definizione dei tracciati, delle tipologie di opere meno impattanti, delle opere di mitigazione necessarie - in relazione alle caratteristiche naturali, antropiche e storico archeologiche delle aree da attraversare e in funzione del tipo di traffico da servire (merci, passeggeri, TPL, long haul) nonché in riferimento al tipo e alla durata delle attività e degli insediamenti di cantiere.

Una volta passati al vaglio e all’approvazione delle istituzioni e degli enti locali competenti, i progetti delle nuove opere vengono attuati, entrando nella fase realizzativa. RFI, nel suo ruolo di committente, affida i lavori a imprese terze anche per tramite di Italferr, nei casi in cui gli è attribuito il ruolo di soggetto tecnico nonché, a seconda dei casi, di direzione lavori e supervisione lavori, con il compito tra l’altro – anche in relazione allo schema contrattuale adottato con le società realizzatrici e agli impegni assunti con le istituzioni nella fase autorizzativa - di svolgere direttamente le attività di monitoraggio ambientale prima, durante e dopo i lavorie di individuare in caso di criticità le opportune misure correttive.

In relazione alle caratteristiche dei territori interessati dalle nuove opere e dai relativi cantieri, i principali potenziali impatti e le relative misure di minimizzazione – e quando possibile di ripristino e valorizzazione - possono riguardare i seguenti aspetti:

  • consumo di suolo > prioritariamente limitato dalla scelta progettuale di realizzare le nuove infrastrutture nell’ambito di corridoi infrastrutturali già esistenti e/o di prevedere tipologie di opere di minore impatto;
  • terre da scotico e da scavo > in alcuni casi riutilizzate per la realizzazione di altre opere ferroviarie o per opere di sistemazione ambientale delle aree interferite;
  • biodiversità > creazione di “corridoi” che garantiscano la continuità territoriale minimizzando l’alterazione dell’ambiente di vita di flora e fauna locali;
  • aree contaminate interferite (ex siti industriali, discariche inattive) > opere di bonifica;
  • servizi di rete (idrica, viaria, elettrica, ecc) > l’impatto è prioritariamente limitato dalla scelta di tipologie di opere che minimizzino le interferenze (cavalcavia, ponti, ecc) o gestita in accordo con i relativi gestori di rete;
  • rumore e vibrazioni, prodotte in fase di cantiere e di esercizio della nuova infrastruttura > barriere antirumore, dune, quinte arboree, aumento dello spessore dei ballast, stuoie fonoassorbenti;
  • polveri legate ai lavori di cantiere > limitazione delle emissioni tramite ad es. asfaltatura piazzali, creazione barriere verdi, ecc;
  • rete idrogeologica > l’impatto è prioritariamente limitato dalla scelta di tipologie di opere e di modalità di lavorazione che minimizzino le interferenze e comunque gestito tramite interventi quali sistemazione di sponde/canali o corsi d’acqua, preservazione delle acque sotterranee con l’adozione di specifici codici di scavo, realizzazione di pozzi alternativi e di acquedotti;
  • beni storico-archeologici > l’impatto è prioritariamente limitato dalla scelta progettuale di realizzare le nuove infrastrutture minimizzando le interferenze con il patrimonio esistente e comunque gestito tramite l’adozione di misure di salvaguardia e valorizzazione, tra cui musealizzazione, esecuzione di specifici scavi per scopi scientifici, ecc;
  • campi elettromagnetici generati del sistema di alimentazione scelte progettuali di tipologie di tipo aereo, ad anello, ecc;
  • assetto urbanistico, viario, naturale > in alcuni casi la nuova infrastruttura è progettata per consentire il riassetto dell’area attraversata in senso migliorativo rispetto al preesistente (ad esempio ricuciture urbanistiche, miglioramento ambientale di aree degradate, rinaturalizzazione di argini, realizzazione di aree a verde, zone parco, riorganizzazione assetto viario anche tramite la viabilità alternativa realizzata per la mitigazione dell’impatto del traffico pesante creato dai mezzi di cantiere, ecc); l’assetto preesistente, quando alterato dai cantieri viene rispristinato a fine lavori.

Nel contesto delle attività legate alla manutenzione dell’infrastruttura e all’esercizio ferroviario i potenziali impatti maggiormente significativi e le collegate misure di mitigazione, sono legati a:

  • rifiuti derivanti dalle attività di manutenzione ordinaria e straordinaria costituiti principalmente da rifiuti non pericolosi (in particolare acciaio, cemento e rame) inviati per quasi la loro totalità ad attività di recupero. I rifiuti pericolosi sono principalmente costituiti da traverse in legno impregnate con olio di creosoto, che nella loro totalità vengono inviate ad attività di recupero energetico o di materia, e per il resto da batterie ed accumulatori, oli esausti, solventi e vernici, materiali da costruzione contenenti amianto e/o altre sostanze pericolose. > I rifiuti, raccolti in siti di deposito temporaneo presso i singoli impianti, suddivisi per le varie tipologie di codici CER e separando non pericolosi da pericolosi, sono conferiti a soggetti autorizzati al loro trattamento, in conformità con quanto previsto dalla legislazione in materia di rifiuti, privilegiando le attività che ne garantiscono il recupero. A tale scopo sono previsti strumenti contrattuali nazionali o compartimentali in base alla tipologia di rifiuto;                                                              
  • rumore legato alla circolazione dei treni ed alle attività di manutenzione > per il contenimento del rumore del primo tipo v. G4-SO02.0200; per il contenimento del rumore da attività manutentive vengono messe in atto misure, anche di tipo organizzativo e di comunicazione (organizzazione del lavoro, informazione alle comunità locali circa l’effettuazione dei lavori e sulla loro durata) mirate a ridurre al minimo il disagio derivante da tali tipo di lavorazioni;
  • controllo della vegetazione che cresce tra le rotaie e sui binari, nei piazzali di stazione e nelle aree ad esse adiacenti e il cui proliferare può nascondere segnali, ostacolare gli interventi di manutenzione e aumentare il rischio della generazione d'incendi > per l’effettuazione delle operazioni di diserbo da parte delle imprese appaltatrici da tempo RFI fornisce direttive per favorire l'utilizzo di prodotti maggiormente ecocompatibili. Nelle aree particolarmente sensibili dal punto di vista ambientale (es: aree di rispetto di pozzi e sorgenti, riserve naturali) si effettua il diserbo meccanico in luogo di quello chimico. Negli ultimi anni, inoltre, si è provveduto alla completa sostituzione delle sostanze utilizzate nelle operazioni di diserbo chimico, con altre meno impattanti per l’ambiente e la salute umana. In particolare, RFI, per propria scelta aziendale, ha vietato l’uso di diserbanti classificati nocivi, tossici e molto tossici, privilegiando l’uso di quelli esenti da classificazione di pericolosità. Inoltre dal 2015 ha adottato nei capitolati di appalto, i nuovi criteri previsti dal “Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari” (PAN) in attuazione della Direttiva 2009/128/CE e del D.Lgs. 150/2012 ed i criteri previsti dal DM 15 febbraio 2017 “Adozione dei criteri ambientali minimi (CAM) da inserire obbligatoriamente nei capitolati tecnici delle gare d’appalto per l’esecuzione dei trattamenti fitosanitari sulle o lungo le linee ferroviarie e sulle o lungo le strade”;
  • aree contaminate interferite (ex siti industriali) > come per le nuove infrastrutture, in tutti i casi in cui aree ferroviarie risultino interessate da fenomeni di inquinamento arrecati al suolo e alle falde acquifere dalla preesistenza di siti industriali, RFI conduce interventi di bonifica, i cui costi vengono sostenuti in massima parte direttamente da RFI, secondo l’iter previsto dalla normativa in materia; tra i siti inquinati su cui interviene, alcuni sono ricompresi tra quelli definiti “di interesse nazionale”, i cui programmi di disinquinamento vengono indirizzati e coordinati dal Ministero dell’Ambiente;
  • campi elettromagnetici generati da elettrodotti (linee elettriche, sottostazioni e cabine di trasformazione); linee di contatto per la trazione elettrica (a 3 kV in corrente continua per le linee convenzionali e a 25 kV in corrente alternata per le linee Alta Velocità fuori dai nodi urbani); impianti di telecomunicazione e trasmissione radio (VHF, UHF, GSM) > Il rispetto della normativa è verificato/garantito dalle misurazioni effettuate e dalla letteratura in proposito;
  • emissioni in atmosfera, derivate prevalentemente dagli impianti termici di riscaldamento e dagli impianti di condizionamento degli ambienti di lavoro e dagli edifici viaggiatori nelle stazioni, in quanto le attività svolte negli altri impianti, per loro natura non sono tali da produrre emissioni continue e significative. Altre fonti di emissioni in atmosfera sono i mezzi di lavoro RFI (autoscale, autocarrelli, rincalzatrici, profilatrici, locomotori di manovra) e le autovetture di servizio > anche se il contributo diretto di RFI nella produzione di gas serra è poco rilevante (l'impatto del settore ferroviario è legato soprattutto alle attività delle imprese di trasporto) sono comunque stati realizzati interventi tesi alla riduzione di tali emissioni, quali il miglioramento dell'efficienza energetica principalmente tramite la sostituzione delle autovetture di servizio da benzina a gasolio, la dismissione delle centrali termiche a gasolio a favore di centrali termiche a metano, la realizzazione presso alcuni siti - tra cui stazioni - di impianti fotovoltaici, il più importante presso la stazione Torino Porta Susa. Per quanto riguarda l'utilizzo e la detenzione di sostanze lesive dell'ozono atmosferico RFI ha finanziato, avviato e concluso, anticipando anche i termini di legge, il processo per la completa dismissione degli halon in tutte le apparecchiature e in tutti gli impianti antincendio. In relazione ai CFC e agli HCFC, RFI ha avviato un programma di censimento e progressiva sostituzione di tali sostanze con altre maggiormente compatibili con l’ambiente, previste nelle normative comunitarie. A queste si aggiunge l’impatto generato dall’utilizzo di gas che interagiscono con la fascia di ozono e che possono causare effetto serra, che comunque è limitato agli impianti di condizionamento ambienti, per lo più di tipo split.