Nell’ambito della realizzazione della nuova linea AV/AC Napoli-Bari, le attività di indagine archeologica, svolte sia in fase preventiva sia nel corso dei lavori, hanno portato alla luce un patrimonio di straordinario valore, restituendo testimonianze che raccontano l’evoluzione millenaria dei territori attraversati, dalla preistoria all’epoca romana.
Queste attività rivestono un ruolo fondamentale per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, contribuendo a integrare sviluppo infrastrutturale e salvaguardia della memoria storica dei territori.
Durante gli scavi per il raddoppio della tratta Cancello-Frasso, è emersa una porzione integra dell’antica Via Appia pertinente al prolungamento Capua-Benevento del III sec. a.C.
Si conserva la sede stradale in basoli di calcare con marciapiedi laterali, protetta da imponenti muri di contenimento. Il tratto è quello che attraversava il suburbio della città di Calatia (attuale Maddaloni), in direzione della Statio ad Novas (S. Maria a Vico). Le ricerche hanno permesso di ricostruire non solo il tracciato della strada, ma anche il tessuto insediativo in epoca antica, rivelando l’interazione tra le infrastrutture romane e il territorio circostante, segnato da corsi d’acqua con le relative opere di irreggimentazione, dagli interventi periodici di manutenzione della strada, da insediamenti rurali e aree di di necropoli.
Lo scavo nei tratti meno conservati ha permesso di ricostruire le fasi della strada nel suo lungo periodo di utilizzo. La storia della via Appia, grazie alle indagini archeologiche svolte, riemerge attraverso diverse fasi cronologiche, dalla Tardo-Repubblica al Medioevo, evidenziando l'evoluzione e l'importanza di questa arteria viaria.
Il primo impianto della Via Appia, risalente al II secolo a.C., è visibile nella massicciata della preparazione della strada, mentre la pavimentazione in basoli è riconoscibile solo dalle impronte in negativo dei blocchi rimossi.
Tra i numerosi ritrovamenti emersi lungo i diversi lotti della nuova linea AV/AC Napoli-Bari, rientrano anche quelli individuati lungo la tratta Napoli-Cancello, dove sono stati rinvenuti complessi di tipo rustico, tra cui ville romane organizzate attorno a spazi aperti funzionali alle attività produttive, riconducibili a modelli insediativi diffusi tra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale.
Di particolare rilievo è l’individuazione, nell’area di Casalnuovo, di un tratto di acquedotto di età imperiale, parte di un sistema di approvvigionamento idrico articolato e funzionale sia agli insediamenti rurali sia all’organizzazione territoriale.
Nel complesso, le evidenze di età romana restituiscono dinamiche evolutive ben definite: alla fase di piena funzionalità degli impianti segue, tra l’età medio‑imperiale e la tarda antichità, un progressivo processo di trasformazione, con fenomeni di abbandono, spoliazione e rifunzionalizzazione degli spazi, spesso destinati a uso funerario.
Per le fasi più antiche, le indagini hanno restituito tracce di frequentazione riferibili alla pre‑protostoria, con evidenze dell’Età del Rame e dell’Età del Bronzo, inserite in una complessa sequenza stratigrafica legata ai paleosuoli di origine vulcanica. In questo contesto si colloca il rinvenimento, in località Gaudello (Acerra), di insediamenti caratterizzati da resti di capanne e aree necropolari, riconoscibili attraverso buche di palo.
Il ritrovamento di materiali – tra cui frammenti ceramici e utensili – consente inoltre di ricostruire lo stile di vita di comunità già organizzate, dedite ad attività produttive di base e inserite in un contesto ambientale in progressiva strutturazione.
Nel territorio della provincia di Avellino, durante gli scavi per la realizzazione della tratta Apice-Hirpinia, sono emerse importanti evidenze archeologiche in corrispondenza delle aree tecniche a servizio del fronte di scavo della Galleria Grottaminarda, nell’omonimo comune.
Tra i ritrovamenti figurano sepolture con ricchi corredi databili all’età sannitica (IV-III secolo a.C.), nonché un’area sepolcrale utilizzata almeno a partire dal IV secolo a.C., caratterizzata da tombe a cappuccina, con coperture in tegole a doppio spiovente e corredi ceramici e metallici di pregio.
A tali testimonianze si affiancano ulteriori ritrovamenti nel territorio di Ariano Irpino (AV), dove sono state individuate sepolture a cappuccina riconducibili a una fase più recente, di età tardoantica (V-VII secolo d.C.). Nel medesimo contesto è stato inoltre rinvenuto un complesso edilizio di età ellenistica-repubblicana (IV-I secolo a.C.), il cui rilievo è attestato anche dal ritrovamento di ceramiche e di una moneta proveniente da Neapolis.
Il quadro archeologico si completa con tracce di frequentazione preistorica e protostorica individuate su un terrazzo del fiume Ufita, nel territorio di Apice (BN), dove la presenza di tumuli, fossati e manufatti in selce suggerisce l’esistenza di un insediamento antico e strutturato.